Il restauro dei sigilli dell'Archivio di Stato di Bolzano

IL RESTAURO IN ITALIA E OLTRE I CONFINI
RESTAURA - III SALONE DEL RESTAURO DEI BENI CULTURALI
XI SALONE DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI
Venezia 29 Novembre - 1 Dicembre 2007
Edizioni MP MIRABILIA srl

 

Giovanni Marcadella  "Restaurare sigilli: un progetto esemplare" 
La regione Trentino-Alto Adige partecipa quest’anno a “Restaura” con un significativo ed impegnativo progetto presentato dall’Archivio di Stato di Bolzano. Durato un decennio e conclusosi nel 2002, incentrato sul restauro dei sigilli dei documenti della serie diplomatica, che coprono il periodo dall’IX al XVII secolo, ha comportato a monte un enorme lavoro di selezione e conseguentemente la scelta di intervenire su 324 sigilli in cera, circa il 10 % del totale.
Il restauratore dei sigilli dell’Archivio segreto vaticano Bruno Becchetti ha operato con perizia riportando allo stato ottimale di conservazione il materiale selezionato, seguito passo per passo dal direttore del progetto, l’archivista di Stato Armida Zaccaria che ha provveduto a documentare per ogni esemplare caratteristiche, stato di conservazione, interventi richiesti e con- dizionamento da adottare. Una esaustiva documentazione fotografica del prima e del dopo restauro completa la redazione delle schede.
Un progetto, dunque, assai complesso sia per la quantità di materiale sottoposto ad intervento, sia per gli innumerevoli problemi via via affrontati per ottenere soluzioni ottimali al fine di garantire la sopravvivenza di materiale la cui fragile natura richiede cura e attenzione.
Il progetto si è concluso con l’allestimento di una mostra di sigilli tenutasi nei mesi di settembre e ottobre 2002, corredata di un catalogo bilingue; una intera sezione di essa è stata specificamente dedicata al restauro.

 
Armida Zaccaria  "Il restauro dei sigilli dell’Archivio di Stato di Bolzano (1992-2002)"
L’Archivio di Stato di Bolzano è stato a lungo impegnato in un importante progetto di restauro volto a risanare la documentazione dell’archivio del principato vescovile di Bressanone, il fondo più antico e prezioso conservato nell’istituto. Gli interventi hanno avuto come oggetto il materiale cartaceo, i codici, le pergamene e i sigilli. Quest’ultima operazione ha interes- sato i documenti sigillati della serie diplomatica, che coprono un arco temporale di quasi mille anni, dal IX al XVIII secolo. Il vescovado brissinese, inserito in un’area di tradizioni culturali e giuridiche germaniche dove prevaleva nettamente l’uso del documento sigillato rispetto a quello notarile, era in costante relazione con il papato, l’impero, i rappresentanti della nobiltà e del clero a nord e a sud delle Alpi, con la bassa nobiltà e la borghesia locali: da qui la grande varietà di tipologie dei sigilli del diplomatico e la sua importanza in ambito sfragistico. Dopo un’attenta verifica delle migliaia di esemplari del fondo, si è deciso di intervenire su 324 sigilli in cera, circa il 10% del totale, che presentavano uno stato di degrado tale da compromettere la loro futura conservazione. È stato contattato Bruno Becchetti, restauratore dei sigilli dell’Archivio segreto vaticano, e con la sua collaborazione si sono organizzate le fasi dell’operazione.
Per ogni sigillo è stata compilata una scheda che prevede su un lato, a cura dell’archivista, la completa descrizione delle sue caratteristiche, del condizionamento, dello stato di conservazione, degli interventi di restauro richiesti e del condizionamento da adottare; sull’altro lato, a cura del restauratore, la relazione sulle operazioni effettuate e sui materiali impiegati. La scheda è accompagnata da documentazione fotografica attestante lo stato del sigillo prima e dopo il restauro.
Il materiale da restaurare è stato trasportato a piccoli lotti nel laboratorio del restauratore. Ogni intervento era diretto naturalmente a preservare e mai a ripristinare il sigillo nella sua forma originaria. Quasi sempre si è dovuto procedere alla pulitura delle superfici con acqua demineralizzata, sapone neutro e asciugatura per tampone e l’operazione è stata dosata in modo da non cancellare totalmente la patina che il tempo ha depositato. In alcuni casi è stato necessario rimuovere preventivamente i fili della canapa o del cotone posti a protezione, che aderivano alla superficie dei sigilli. Molti sigilli si presentavano fratturati o in pezzi: la saldatura delle fratture e dei frammenti è stata realizzata con una speciale cera da restauro fatta colare a piccole gocce lungo le lesioni. La miscela (cera vergine, cera vegetale e resina naturale) può essere utilizzata come sostanza aggregante per i frammenti e come consolidante per i bordi. Nel caso di perdita di frammenti o di intere parti, gli interventi di integrazione, esclusivamente finalizzati al consolidamento, prevedevano un apporto di cera dal colore più chiaro e dallo spessore inferiore di qualche millimetro rispetto all’originale. Quando, per la gravità del danno, l’apporto di cera poteva risultare troppo invasivo, si è preferito l’uso di una lastrina di policarbonato, opportunamente conformata, ancorata al sigillo con un sottile strato di cera che ne consolida nel contempo i bordi. L’operazione è facilmente e assolutamente reversibile.
Un particolare impegno ha richiesto infine la scelta del sistema di condizionamento: il documento con il sigillo restaurato doveva tornare tra gli altri della serie, conservati in buste e collocati verticalmente in apposite scatole all’interno degli armadi in cui viene custodito il fondo. La soluzione individuata consiste nell’ancorare pergamena e sigillo su un supporto di cartone durevole per la conservazione, opportunamente conformato. Il supporto viene inserito in una busta di carta giapponese, rinforzata in corrispondenza del sigillo, da ricollocare nelle scatole.
Il progetto si è concluso con l’allestimento di una mostra dedicata ai sigilli dell’Archivio, dotata di catalogo bilingue, con un’intera sezione dedicata al restauro.
 

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