Il restauro dei sigilli di Bruno Becchetti

Da Cabnewsletter n.10 del 1994 

                           
Bruno Becchetti   Il restauro dei sigilli
Per introdurre, analizzare ed evidenziare l'importanza del restauro del sigillo, ci sembra opportuno ritornare sulle caratteristiche peculiari e sul valore del sigillo stesso attraverso le definizioni che di esso hanno dato gli studiosi. In senso molto generale si può definire sigillo l'impronta ottenuta su un supporto mediante l'impiego di una matrice incisa, che presenti i contrassegni propri del titolare.
La parola «sigillo» si fa risalire attraverso il corrispondente latino sigillum, diminutivo di signum, alla parola sanscrita suc che vuoi dire tagliare, incidere, segnare. Sigillo è quindi sostanzialmente un «segno», nato come tale senz'altro prima ancora della scrittura, nel momento in cui primitive strutture comunitarie hanno avvertito l'esigenza di distinguersi. Si è cosi sviluppato nel corso dei secoli un simbolo grafico-figurato che ha in sé la sostanza di un messaggio e l'immagine di colui che lo inviava.
E a questa intima, originaria connessione del sigillo con il suo possessore che dobbiamo riferirci per comprendere a pieno la genesi giuridico-diplomatica, di questo oggetto. Se il documento è estrinsecazione scritta di una volontà, il sigillo è garante di quella volontà e di ciò che da essa può discendere.
Il sigillo è dunque un segno capace di rappresentare - mediante forma, leggenda, figure, sistema di apposizione - il titolare che rappresenta, sia esso persona fisica o giuridica, pubblica o privata, lungo tutta una gamma di gerarchie laiche ed ecclesiastiche fino al semplice civis.
Non è tuttavia un simbolo generico ma definito da una funzione ben precisa: quella cioè di garantire un documento e conferire ad esso piena validità, visualizzando il diritto in un segno materiale.
Al di là quindi dei valori estetici, seppure molto importanti dal punto di vista artistico, la natura del sigillo è soprattutto diplomatico-giuridica.
Esso deve, per questo, considerarsi elemento costitutivo del documento cui dà validità e dal quale riceve giustificazione: lontano da quello e dal fondo archivistico cui appartiene, scaduto ad oggetto da collezione, esso perde il suo più intimo significato.
Da qui la necessità di tutelare, restaurare, conservare il sigillo, oggetto tanto prezioso quanto fragile e delicato, con la stessa attenzione che si pone al documento.
Già' da alcuni anni l’archivista Toni Diederich di Colonia, attento studioso nel campo della sigillografia, allarmato, aveva posto all'attenzione soprattutto dei colleghi archivisti l'impellente e grave problema del degrado dei sigilli e la necessità di una adeguata conservazione del patrimonio sigillografico.
Indubbiamente l'intervento di restauro sul sigillo è di tutt'altra natura di quello sul documento, perché di altra natura è il materiale da cui è composto; la difficoltà maggìore è quella di codificare, programmare un sistema che abbia validità generale: per ogni sigillo infatti, nella sua particolarità di materia, di impressione, di colore, di forma, di spessore, l'effetto di degrado ha portato a conseguenze difformi, per cui difformi dovranno essere le soluzioni da adottare,  pur nel rispetto di presupposti generali di intervento: pulitura, ricomposizione, integrazione, consolidamento (interventi tutti reversibili, spessori ridotti rispetto all'originale ecc.).
Sui quadri dipinti ad olio, ad esempio, si sa che l'uso della tempera negli interventi di restauro lascia la possibilità del ritocco dell'eventuale errore; invece l'intervento sui sigilli in cera non permette incertezze o tentativi: il materiale di cui è composto il sigillo subisce una repentina modifica della forma e del particolare a contatto con lo strumento usato per ricomporre i frammenti.
Solo una lunga esperienza, la scelta dell'intervento più idoneo e la capacità operativa possono garantire la tutela del sigillo stesso.
Tralasciando per il momento il discorso sul restauro dei sigilli in piombo, che presenta tutta un problematica a se stante, analizziamo quella relativa ai sigilli in cera.
La cera d'api fu uno dei materiali più usati per la costruzione dei sigilli durante tutto il Medio Evo. Adoperata inizialmente pura, fu mescolata successivamente con altri componenti, come resine, olii, coloranti.
Il degrado molto frequente del patrimonio sfragistico (a volte irrimediabile) è dovuto certamente, in massima parte alla fragilità della materia e all'inquinamento ambientale; ma non vanno sottovalutati i danni derivati da un’impropria conservazione, dalla poca attenzione degli utenti più interessati al contenuto del documento e  da una scarsa  considerazione e programmazione per la salvaguardia del patrimonio stesso.
In linea generale i criteri di intervento devono prevedere:
1) la pulitura delle superfici;
2) la ricomposizione dei frammenti;
3) il consolidamento delle parti fragili;
4) 1'integrazione delle parti mancanti;
5) la conservazione, indispensabile per prevenire successivi danni.
Dato l'interesse culturale del sigillo, un restauro completo non dovrebbe prescindere, almeno per gli esemplari di particolare interesse, dalla riproduzione in duplice copia, in uso da tempo in molti archivi europei.
L'operazione preliminare nel restauro dei sigilli, come in qualunque altro trattamento di conservazione, è certamente la pulitura delle superfici: a seconda del tipo di incrostazione del deposito polveroso,  si interviene a  secco o con acqua demineralizzata e sapone neutro.
Prima di procedere al restauro è necessario un attento esame che consenta di rilevare tutti i dati possibili relativi ai periodo in cui il sigillo è stato impresso, al materiale di cui è composto, alla forma, alle dimensioni, al tipo di degrado, al tipo di frattura ecc.
Gli interventi di consolidamento infatti non possono prescindere dalla natura delsigillo, per non modificarne in modo sostanziale la struttura. Questi devono essere ovviamente reversibili nella sostanza, visibili quel tanto che basta per differenziarli dalla parte originale, ma contemporaneamente essenziali.
Anche gli interventi di integrazione devono avere le stesse caratteristiche: le parti ricostruite di colorazione più chiara dell'originale e di spessore inferiore, devono limitarsi ad una ricostruzione conservativa, da valutare caso per  caso a seconda della percentuale dei frammenti rimasti.
È infatti questo l'orientamento che si va affermando in tutti i campi del restauro. Si deve, al momento dell’intervento, consolidare, conservare e documentare ciò che è necessario al fine del consolidamento dei frammenti o delle parti  del sigillo rimaste.
Tentare la ricostruzione del sigillo, con cera microcristallina, adoperata in alcuni archivi europei, è, a nostro avviso. opera inutile, a volte dannosa, che porta inevitabilmente alla variazione dello spessore originale del sigillo, inglobando i sistemi di apposizione" (strisce di pergamena, corde, fili serici ecc.), elementi che hanno in sé valore di testimonianza.
La cera mescolata a resine naturali (colofonia) e cera vegetale (carnauba) debitamente colorate è da noi adoperata nel restauro, valutando caso per caso l'entità dell'integrazione.
Restaurare, consolidare, integrare, non significa riportare il  sigillo alla forma originale riunendo i frammenti e ricostruendo la parte mancante, ma significa arrestare il degrado in atto, proteggere, conservando una testimonianza nella quale sia chiaramente leggibile, attraverso la visione delle parti rimaste debitamente riunite e consolidate, non solo l'originale realizzato al momento dell’impressione, ma  anche, se vogliamo, il processo di trasformazione subito nel tempo, se questo ha valore di testimonianza, togliendo ovviamente ciò che di dannoso, di inutile, di non testimonianza si è sovrapposto all'originale.
Questo è il motivo per il quale si è detto inizialmente che ogni intervento è un intervento interpretauvo,
individualizzato, così come ogni sigillo ha una sua storia e come tale deve essere conservato.
 

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