Sigilli d'oro

In rare occasioni in Occidente si fece uso della bolla d’oro, denominata "crisobolla", già impiegata a Bisanzio. Tali sigilli furono utilizzati per autenticare atti solenni da parte delle cancellerie sovrane più importanti e rispondevano ad esigenze diplomatiche del tutto particolari. Gli imperatori carolingi, i re normanni di Sicilia, gli Angioini di Napoli, i re d’Aragona, quelli d’Ungheria, nonché la cancelleria papale e quella veneziana sporadicamente ne fecero uso. L'uso limitato, in considerazione anche dell’alto costo del metallo, riduce il numero, secondo gli autori, a non più di un centinaio di bolle, conservate negli archivi europe; ricordiamo inoltre, che per dell’elevato prestigio di tali tipi di sigilli, spesso la fabbricazione della matrice o del sigillo stesso, era commissionata dai titolari ad orafi di chiara fama. In questo caso, il risultato del lavoro rappresentava una vera e propria opera d’arte.  Il materiale impiegato nella fabbricazione era oro pieno o disposto in lamine, al quale, in alcuni casi, si addizionava rame.
Se particolare fu l’uso dell’oro per sigillare, limitato fu l’impiego dell’argento, attestato in rarissimi casi.  
 
 

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